Malato immaginario. Una guida all’ipocondria

Superare l'ipocondria

Superare l’ipocondria

Chi non ricorda le risate suscitate da Alberto Sordi nei panni di Don Argante, nella deliziosa commedia “il malato Immaginario“? Nessun altro attore avrebbe potuto interpretare meglio le paure per la salute che Moliere ha attribuito al suo personaggio.
Don Argante era disposto persino a sacrificare la felicità di sua figlia pur di ottenere l’attenzione dei medici e qualche fattura in meno.

Guarisce, però, improvvisamente da ogni finta malattia nel momento in cui la serva Tonina, travestita da dottore, gli propone di tagliare qualche arto e qualche altro pezzo importante del suo corpo.
Ridiamo di Don Argante, ma chi non è mai stato tormentato dal pensiero di essere ammalato o colpito da qualcosa di poco conosciuto e che i medici non riescono a risolvere? Chi non ha mai guardato con sospetto un foruncolo o un neo preoccupandosi che potessero essere sintomi pericolosi? Chi non ha mai avuto il dubbio di non curarsi abbastanza o di non essere attento ai segnali di allerta emanati dal proprio corpo?

Tutti potremmo essere dei malati immaginari, nel nostro piccolo mondo. In fondo, si tratta solo di una forma di pessimismo. Non riusciamo a credere alla fortuna di essere sani quando siamo circondati da disgrazie e da malattie.Vogliamo la nostra piccola parte di sfortuna per esorcizzare la paura che ci capiti di essere improvvisamente molto sfortunati.

Quando il pessimismo e la paura di essere “troppo sani per essere veri” crescono, ecco che si è accontetati: ci si ammala di ipocondria. Si ha il proprio pezzetto di sfortuna che garantisce la salvezza contro il riconoscimento delle sfortune vere che potrebbero capitare.

Don Argante aveva già la sua sfortuna: era innamorato di Rebecca, detta Becchina, un nome che suggerisce un bell’ humor nero, che lo aveva sposato per averne l’eredità e credendolo in fin di vita. Don Argante, come tutti gli ipocondraci, non voleva vedere la verità, come non voleva vedere la finzione della sua malattia. E’ guarito quando ha pensato che la malattia fosse la verità.